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NATO IN ITALIA -- 70 ANNI DI STORIA (ITALIANO)


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Sep 14 2021

L'ITALIA E LA NATO

Perché un paese così lontano dall'Oceano Atlantico è diventato membro dell'Alleanza del Nord Atlantico? Che ruolo ha avuto l'Italia nel garantire la sicurezza del fianco SUD dell'Alleanza durante la Guerra Fredda? Guarda come i fotografi della NATO hanno rappresentato la vita quotidiana in Italia negli anni '50 e scopri come la città di La Spezia prese parete alle opearazioni antisommergibile.

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LA NAZIONE ITALIANA, DOPO DUE GUERRE MONDIALI, NELLO SPAZIO DI UNA GENERAZIONE, GUARDA CON FIDUCIA E SPERANZA A QUESTO TRATTATO. VEDE IN ESSO UN PASSO DECISIVO VERSO L'AVVENTO DELLA PACE IN UN MONDO LIBERO E UNITO

Intervento del Conte Carlo Sforza in occasione della firma del Trattato del Nord Atlantico, Washington, 4 aprile 1949.

L'adesione dell'Italia alla NATO è avvenuta dopo lunghi dibattiti e nonostante dissensi di vecchia data radicati nella popolazione e nelle diverse fazioni politiche. Tuttavia, il desiderio di pace e sicurezza era palpabile e il percorso verso l'adesione alla NATO era considerato l'opzione più praticabile per il Paese. Per i redattori del Trattato del Nord Atlantico, la posizione privilegiata dell'Italia nella regione del Mediterraneo ne faceva un prezioso partner strategico che poteva contribuire a garantire la difesa del fianco Sud della NATO. 

Inoltre, le preoccupazioni che suscitava il suo popolarissimo Partito Comunista resero una priorità assoluta l'integrazione dell'Italia in una famiglia di paesi che la pensavano allo stesso modo e che erano tutti egualmente determinati a proteggere i valori democratici, i diritti individuali e la libertà. Durante la Guerra Fredda, l'Italia ebbe un'influenza costante sulla NATO e diede il proprio contributo in vari modi, anche ospitando comandi e centri di ricerca. Il contributo più importante, tuttavia, lo diede la sua gente.

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I partiti politici italiani inviarono segnali contrastanti sull'adesione alla NATO, cambiando opinione in breve tempo. L'unica eccezione fu il Partito Comunista che costantemente condusse una campagna contro la futura Alleanza. Il Partito Comunista Italiano aveva avuto un ruolo fondamentale nella Resistenza ed era il secondo partito politico del dopoguerra. Per un certo periodo, fu il piú grande partito comunista dell'Europa Occidentale. A parte la posizione strategica dell'Italia nel Mediterraneo, il potere del Partito Comunista fu la ragione principale del coinvolgimento americano in Italia. Gli Stati Uniti non volevano che un paese europeo dalla posizone geografica tanto strategica entrasse nella sfera di interesse dell'Unione Sovietica. L'Italia, dilaniata dalla guerra, divenne il destinatario dell'aiuto americano nell'ambito del Programma Europeo di Ripresa Economica, meglio noto come Piano Marshall. Anche la Francia aveva interesse a vedere l'Italia membro dell'Alleanza perché questo avrebbe contribuito a salvaguardare il Nord Africa e a proteggere la Pianura Padana. L'Italia si sarebbe stabilizzata in seno ad una NATO stabile...

003_e1-countries-it2-ma4I21  Il Conte Carlo Sforza

Le elezioni dell'aprile 1948 assicurarono la vittoria alla Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi.Questi, alla fine, accettò di condurre il Paese verso l'adesione alla NATO. Contribuirono a questa decisione le preoccupazioni per l'insicurezza e instabilità del Paese e il desiderio di avere un ruolo sulla scena mondiale. Inoltre, lo strenuo antifascista Conte Carlo Sforza, ministro degli Esteri italiano dal febbraio 1947 al luglio 1951, si poneva come obiettivo, tra gli altri, la cooperazione economica. La NATO rappresentó un primo passo verso l'integrazione dell'Italia nella comunità dell'Europa Occidentale. Fu il Conte Sforza a firmare il Trattato del Nord Atlantico il 4 aprile 1949 a Washington e fu sempre lui a condurre il Paese verso l'adesione al Consiglio d'Europa prima (maggio 1949) e alla Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio poi (aprile 1951).  Scopri quali furono gli altri firmatari del Trattato del Nord Atlantico

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Il documento di adeione firmato a Roma dal Presidente della Repubblica, Sua Eccellenza Luigi Einaudi il 1 agosto 1949. 


CONOSCERSI...

Se, da un lato, i rappresentanti dei 12 paesi fondatori si riunirono nell'Auditorium Dipartimentale di Washington per la firma del Trattato del Nord Atlantico, i cittadini degli stati membri non si conoscevano affatto, né sapevano cosa fosse questa nuova Alleanza o come funzionasse.
Per ovviare a questa lacuna, l'Ufficio Pubbliche Relazioni e Stampa della NATO mise a punto una serie di film documentario che vennero proiettati nei cinema e che mostravano come fosse la vita nei vari paesi membri negli anni 50.


Vari fotografi vennero inviati nei paesi membri affinché immortalassero scene di vita quotidiana nelle fabbriche, nelle strade, nei negozi e ovunque.

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Mentre i paesi membri facevano reciproca conoscenza, la NATO, dal canto suo, cercava di spiegare il proprio ruolo, i propri obiettivi e le proprie attività all'uomo della strada. Fu creata a questo scopo la "Carovana della Pace", un autobus la cui prima destinazione fu proprio l'Italia. Fu un successo immediato. Dal febbraio all' agosto del 1952, oltre un milione e mezzo di visitatori affolló la mostra itinerante a Napoli, Roma, Bologna, Milano, Bari, Genova, Torino, Firenze e Venezia. L'autobus della NATO effettuó poi altri tour dell'Italia. Nel luglio del 1955, si aprí a Frascati la "Mostra della Comunità Atlantica" che avrebbe toccato altri 26 paesi entro l'ottobre di quello stesso anno; nel 1957, una mostra itinerante partí dalla Sicilia per giungere fino ad Empoli, in Toscana. In 187 giorni, tra febbraio e dicembre di quell'anno, la mostra fu visitata da 800.000 persone in 88 città.

Clicca qui per maggiori informazioni sulle mostre itineranti della NATO .

Il decimo anniversario della NATO fu un'altra occasione di comunicare con il grande pubblico. Su una delle principali piazze di Napoli si allestí una grande mostra proprio allo scopo di raggiungere persone di ogni età e condizione.

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Mostra allestita in Piazza Plebiscito, a Napoli, in occasione del decimo anniversario della NATO, nel 1959.





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Quando la NATO compiva dieci anni, l'economia italiana era in piena espansione. Nel contempo, la guerra di Corea (1950-1952) rendeva necessario il rafforzamento delle forze armate italiane seppur entro i limiti posti dal trattato. Inoltre, in un momento in cui si registrava una rischiesta di espansione della produzione militare, l'Italia stava modernizzando la propria industria. Dopo essersi integrata nelle istituzioni dell'Europa Occidentale, dopo aver riacquistato la stabilità politica interna e rafforzato la propria economia, l'Italia stava ora mettendo a punto una potente forza militare capace di dare il proprio contributo ad azioni di dissuasione focalizzate sull'Unione Sovietica.

AFSOUTH, UNA ROBUSTA ANCORA

Nel maggio 1951, il Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR) Generale Dwight Eisenhower, propose la nomina dell'ammiraglio Robert B. Carney (Stati Uniti) a capo del Comando Sud, che avrebbe avuto sede in Italia. L'idea era quella di difendere i paesi membri situati lungo il fianco meridionale dell'Alleanza, proteggere corridoi navali vitali per l'Europa e servire da barriera contro l'espansionismo sovietico verso l'Africa. Napoli fu, quindi, una scelta ovvia. L'area di responsabilità di Carney si sarebbe estesa dal Mediterraneo occidentale (ad eccezione dell Isole Baleari e di Malta) a una linea ideale che, tracciata nell'Adriatico, congiungeva Trieste a Capo Matapan e alle acque tunisine. La mattina del 21 giugno 1951, l'Ammiraglio issò il proprio vessillo sulla motonave USS Mount Olympus, all'ancora nel Golfo di Napoli. Il primo quartier generale delle Forze Alleate del Sud Europa (AFSOUTH) fu, quindi, galleggiante e tale sarebbe rimasto fino a quando un'altra struttura provvisoria fu individuata in un palazzo di Napoli e inaugurata il 1 settembre 1951. Nel quinto anniversario dell'Alleanza, il 4 aprile 1954, fu ufficialmente inaugurata la sede permanente del Comando AFSOUTH.

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Il nuovo Comando Permanente di Afsouth, nel 1954.

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Il "Leone di San Marco"

Il Leone di San Marco è l'emblema di AFSOUTH - Quartier Generale delle Forze Alleate del Sud Europa. È il simbolo tradizionale della Repubblica di Venezia, il cui patrono è, appunto, San Marco. Alla cerimonia di inaugurazione della bandiera di AFSOUTH, nel 1951, il comandante in capo delle Forze Alleate del Sud Europa, ammiraglio Robert B. Carney, spiegò con queste parole il motivo per cui era stato scelto questo simbolo: "L'emblema scelto per la bandiera, il Leone di San Marco, è simbolo di potere venerato da tempo immemore in tutto il Mediterraneo. Con una zampa, il leone sostiene, aperto, il libro della pace ma con l'altra brandisce una spada, che e' pronto ad utilizzare per difendere la pace".

Il Comando AFSOUTH, come molti altri comandi NATO, disponeva di un asilo nido e di una scuola per i figli dei dipendenti stranieri.

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Poco dopo la creazione di AFSOUTH, nel luglio 1951, fu costituito a Verona il Comando delle Forze Terrestri Alleate del Sud Europa (LANDSOUTH) e, nell'agosto 1951, a Firenze, il Comando delle Forze Aeree Alleate del Sud Europa (AIRSOUTH). Entrambi i comandi furono trasferiti a Vicenza nel dicembre dello stesso anno. I comandi della NATO in Italia furono coadiuvati, già nel 1952, da quelli istituiti in Grecia e Turchia a seguito della loro adesione all'Alleanza.

DUE PERSONAGGI INFLUENTI: MARTINO E BROSIO

Mentre rivestiva la carica di Ministro degli Affari Esteri, dal 1954 al 1957, Gaetano Martino fu incaricato, unitamente al Canadese Lester B. Pearson e al Norvegese Halvard Lange, di "suggerire al Consiglio modalità e mezzi per migliorare ed ampliare l'impegno alla cooperazione della NATO in settori non militari e rafforzare l'unità della Comunità Atlantica". Il rapporto che produssero insisteva sulla necessità di una maggiore consultazione politica tra i paesi membri sui vari aspetti delle relazioni tra Oriente e Occidente.

Ex medico e Professore di Fisiologia Umana di fama internazionale, Gaetano Martino è stato membro di numerose accademie e società scientifiche italiane e straniere. Preside dell'Università degli studi di Messina (1943-1957) e dell'Università di Roma (1966-1967) nonché principale sostenitore dell'unità europea, Martino ha dedicato una parte significativa della propria opera alla formazione universitaria come strumento per favorire l'insegnamento e la diffusione di una consapevolezza europea. Mentre era ministro degli Esteri, Martino continuó a perseguire questo obiettivo promuovendo una maggiore integrazione europea e un piú spiccato internazionalismo dell'Italia. Nel 1955, ottenne l'adesione italiana alle Nazioni Unite e, un anno dopo, firmò per l'Italia il Trattato di Roma, documento con il quale veniva istituita la Comunità Economica Europea.

I Tre Saggi della NATO

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Da sinistra a destra: Halvard Lange, Gaetano Martino e Lester Pearson.
Il Rapporto del Comitato dei Tre sulla cooperazione non militare nella NATO fu adottato durante la crisi di Suez, quando il livello di consultazione interna su questioni di sicurezza di interesse per l'Alleanza era talmente basso da mettere a repentaglio la solidarietà atlantica. Per la prima volta dalla firma del Trattato di Washington, la NATO riconosceva ufficialmente la necessità di rafforzare il proprio ruolo politico. Il Rapporto forniva diverse raccomandazioni, tra cui la risoluzione pacifica delle controversie tra i membri, la cooperazione economica, la cooperazione scientifica e tecnica, la cooperazione culturale e la cooperazione nel campo dell'informazione.

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Manlio Brosio divenne il quarto Segretario Generale della NATO (1964-1971) e durante il suo mandato affrontò molte tensioni interne. Aveva visto l'Italia celebrare in pieno splendore il 10° anniversario della NATO ma il periodo che precedette il 20° anniversario del 1969 fu alquanto impegnativo. L'unità dell'Alleanza fu scossa, in parte, dall'enunciato dell'articolo 13 del Trattato Nord Atlantico secondo cui qualsiasi parte avrebbe potuto recedere dall'Alleanza dopo i vent'anni dalla firma del Trattato. Brosio dovette far fronte alla tempesta causata dalla decisione della Francia, nel 1966, di abbandonare la struttura militare integrata dell'Alleanza (con conseguente trasferimento della sede dell'Organizzazione dalla Francia al Belgio) e alle tensioni tra Grecia e Turchia. Seppe gestire gli interessi dell'Alleanza con l'autorevolezza e la discrezione proprie di un diplomatico e riuscí nell'intento di mantenere la cooperazione e l'unità tra gli stati membri.

Il Segretario Generale della NATO è affiancato da un Vice Segretario Generale. Dal 1958 in poi, la maggior parte dei vicesegretari generali è stata italiana. Si annoverano Alberico Casardi (1958-1962), Guido Colonna di Paliano (1962-1964), Paolo Pansa Cedronio (1971-1978), Rinaldo Petrignani (1978-1981), Eric da Rin (1981-1985) e Marcello Guidi (1985-1989). Dopo la fine della Guerra Fredda, altri quattro italiani hanno ricoperto l'incarico di Vice Segretario Generale: Amedeo de Franchis (1989-1994), Sergio Balanzino (1994-2001), Alessandro Minuto Rizzo (2001-2007) e Claudio Bisogniero (2007-2012).

TRE CONTRIBUTI SPECIALIZZATI

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Oltre a contribuire agli sforzi generali di difesa e dissuasione della NATO durante la Guerra Fredda e oltre a partecipare ad esercitazioni e addestramenti a guida NATO, l'Italia ha fornito il proprio contributo attraverso altri tre canali specifici: ha partecipato al NADGE, il nuovo sistema di difesa aerea della NATO, ospita un Centro Antisommergibile a La Spezia e la Scuola di Difesa NATO (NATO Defense College) a Roma.

Con l'introduzione di moderni aerei in grado di raggiungere velocità supersoniche, la difesa aerea diventava sempre più impegnativa. Per poter intercettare gli aerei nemici e segnalarne tempestivamente la presenza ai centri di controllo, la NATO installó una rete di stazioni radar in tutta Europa capace di identificare, intercettare e, se necessario, abbattere gli aerei nemici. L'Italia figura tra i Paesi che hanno contribuito a questo moderno sistema di difesa aerea chiamato NATO Air Defense Ground Environment, o NADGE.

L"Italia accolse poi a Roma la Scuola di Difesa della NATO quando questa dovette trasferirsi da Parigi, nel 1966, a seguito del ritiro della Francia dalla struttura militare integrata dell"Alleanza. Già nel 1951, il Generale Eisenhower aveva accennato alla necessità per la NATO di dotarsi di una scuola di difesa al fine di "formare individui, sia militari che civili, che abbiano una conoscenza approfondita dei molti complicati fattori coinvolti nel processo di creazione di un adeguato assetto di difesa per l"area del Trattato Nord Atlantico". Il Consiglio del Nord Atlantico riconobbe questa necessità ed approvò in tempi brevi la proposta del Generale Eisenhower. Il 19 novembre 1951, la Scuola di Difesa della NATO aprì le porte dell"Ala «Artillerie» dell"Ecole Militaire di Parigi agli allievi del Corso 1. Insediatosi a Roma il 12 settembre 1966, il NATO Defense College continua a svolgere il proprio importante ruolo di centro per l"istruzione, la divulgazione e la ricerca sulle questioni di sicurezza transatlantica.

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A metà degli anni 50, la NATO dovette far fronte a una corsa tecnologica agli armamenti sottomarini. Per questo motivo, istituì a La Spezia un centro di ricerca cooperativo focalizzato sulle operazioni antisommergibile. L"Anti-Submarine Warfare Research Center fu inaugurato il 2 maggio 1959. La sua missione consisteva nello studiare e contribuire a risolvere i principali problemi legati alle operazioni antisommergibile e "fornire consulenza tecnica e assistenza nello stesso ambito a SACLANT (Comandante Supremo Alleato Atlantico), ad altri comandanti della NATO e alle nazioni partecipanti". Altro suo compito era quello di rispondere, per il tramite di SACLANT, alle esigenze delle forze navali in questo campo.

Il Centro ha cambiato nome più volte, nel corso degli anni, ma la sua ricerca basata sulla sperimentazione è sempre stata apprezzata a livello internazionale. Ad esempio, negli anni 70, il Centro avvió la sperimentazione sugli idrofoni a strascinati in schiera. L"uso contemporaneo di più idrofoni permetteva di captare i deboli segnali acustici emessi dai sommergibili nonostante il rumore ambientale dell"oceano e di identificare, quindi, la direzione dalla quale proveniva la minaccia. Più in generale, il Centro di La Spezia monitorava e analizzava misurazioni oceanografiche in determinati specchi d"acqua contribuendo, cosí, a contrastare la minaccia posta dalla flotta sottomarina sovietica.

Nove alleati hanno hanno contribuito a questo sforzo: Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti. Nel corso degli anni, eminenti scienziati di questi paesi hanno fornito consigli e raccomandazioni a SACLANT in merito al programma del Centro e ai suoi progressi. Oggi, il Centro continua a condurre ricerche nei principali ambiti di interesse per la NATO.

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